Token di moneta elettronica (EMT)
Un token di moneta elettronica è una cripto-attività che mira a mantenere un valore stabile facendo riferimento al valore di una valuta ufficiale (art. 3, par. 1, punto 7). Un token che vale sempre un euro rientra qui.
Può offrirlo al pubblico solo chi lo emette ed è autorizzato come banca o istituto di moneta elettronica (art. 48). Un'altra persona può offrirlo solo con il consenso scritto dell'emittente. Per legge i token di moneta elettronica sono considerati moneta elettronica (art. 48, par. 2).
Token collegati ad attività (ART)
Un token collegato ad attività è una cripto-attività, diversa da un EMT, che mira a mantenere un valore stabile facendo riferimento a un altro valore o diritto, o a una combinazione dei due (art. 3, par. 1, punto 6). Può essere il caso di un token legato all'oro, a opere d'arte o a un paniere.
Chi lo offre deve essere autorizzato dall'autorità del proprio Stato oppure essere una banca (art. 16). Gli obblighi pesano più che per gli altri token:
- fondi propri di almeno 350.000 €, o di più se lo richiedono la riserva o le spese fisse (art. 35)
- una riserva di attività mantenuta in ogni momento (art. 36)
- un diritto di rimborso per i possessori (art. 39)
Utility token
Un utility token è una cripto-attività destinata unicamente a dare accesso a un bene o a un servizio prestato da chi lo emette (art. 3, par. 1, punto 9). Il caso tipico è un token con cui si comprano i prodotti del negozio online dell'emittente.
Gli utility token seguono il Titolo II di MiCA, la parte dedicata a tutte le cripto-attività diverse da EMT e ART. Per offrirli serve una persona giuridica e, salvo esenzioni, un white paper notificato. Non serve un'autorizzazione dell'emittente. Se il bene o il servizio esiste già, l'offerta è esente dal Titolo II: è spiegato nella guida su quando serve il white paper.
Le altre cripto-attività
Le altre cripto-attività sono tutte quelle che non rientrano nei gruppi precedenti e non sono escluse da MiCA. Un token che non dà accesso a beni o servizi dell'emittente, come un memecoin, sta qui. Il regime è lo stesso degli utility token, ma senza l'esenzione per i beni già esistenti.
Quando un token resta fuori da MiCA
MiCA non si applica a una cripto-attività che è già regolata da altre norme, come gli strumenti finanziari, i depositi o i prodotti assicurativi (art. 2, par. 4). Non si applica nemmeno a quelle uniche e non fungibili (art. 2, par. 3).
Un token che dà diritti simili a quelli di un socio o di un obbligazionista, come dividendi, interessi o voto in assemblea, rischia di essere uno strumento finanziario. In quel caso valgono altre regole, più pesanti, tra cui la direttiva MiFID II e il regolamento Prospetto. I criteri di qualificazione sono negli orientamenti dell'ESMA previsti dall'art. 2, par. 5.
Per gli NFT conta la sostanza. Le frazioni di un NFT non sono considerate uniche e l'emissione in un'ampia serie è un indizio di fungibilità. Dare un identificativo unico a un token non basta a renderlo unico (considerando 11).
Perché la classificazione va spiegata
Chi notifica un white paper deve spiegare all'autorità perché il token non è un EMT, non è un ART e non è escluso da MiCA (art. 8, par. 4). La classificazione va quindi motivata per iscritto, e conviene farla prima di scrivere qualsiasi altra cosa sul progetto.
Domande frequenti
Una stablecoin è sempre un token regolato da MiCA?
Sì. Se mantiene un valore stabile rispetto a una valuta ufficiale è un EMT. Se lo mantiene rispetto ad altri valori o diritti è un ART. In entrambi i casi non basta un white paper notificato: servono l'autorizzazione o un emittente già autorizzato.
Un NFT è fuori da MiCA?
Solo se è davvero unico e non fungibile, cioè non intercambiabile con altri token. Le frazioni di un NFT non contano come uniche, e una serie ampia è un indizio di fungibilità (considerando 11).